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Fiat contro la riduzione delle emissioni di Co2

Nemmeno la mozione franco-tedesca ha potuto nulla: la nuova normativa delle UE, che mette paletti più severi alle emissioni di Co2 da parte delle auto, sta per entrare in vigore, ma Fiat non è per nulla d’accordo.

Nel corso dell'assemblea generale dell'Anfia (Associazione nazionale filiera industria automobilistica), Sergio Marchionne, l'amministratore delegato della casa automobilistica torinese, ha spiegato che: “Fiat non intende tollerare tutto questo", a causa delle grosse sanzioni inflitte ai trasgressori della normativa.

Quest’ultimo ha poi puntualizzato che in materia “serve un approccio integrato, che prenda in considerazione i contributi di molte altre attività e le abitudini della gente”. Quindi, per l’a.d. di Fiat, le misure da prendere dovranno essere "eque, tecnologicamente possibili ed economicamente sostenibili”.

Seguono a ruota le importanti dichiarazioni di Eugenio Razelli, presidente dell'Anfia: "La nuova proposta della Commissione europea non tiene conto dei progressi già compiuti dai costruttori e di alcuni elementi base dello scenario competitivo mondiale, fissa obiettivi nettamente più severi di quelli dei principali competitor globali ed introduce elementi distorsivi della concorrenza tra costruttori europei”.

A tutto ciò, risponde Roberto Della Seta, capogruppo del Pd nella commissione Ambiente: "Il governo smetta di chiedere sconti alla Ue sulle norme di abbattimento delle emissioni di CO2, in quanto affermare che le auto incidono per una piccola fetta, il 5%, sul totale delle emissioni di CO2 è affermare il falso”. Infatti, secondo l’esponente del centro-sinistra: “In Italia ben un quarto delle emissioni di C02 proviene dal settore dei trasporti e dunque in primissimo luogo dalla mobilità su gomma".

Chi avrà ragione?

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