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Harley Davidson Iron 883 Special Edition: l'ultima nata di casa Harley "provata" per Excite

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E' uscita da poche settimane ed ha già riscosso gli apprezzamenti dei tanti appassionati della Harley Davidson: si tratta della nuova Harley Davidson Iron 883 "Special Edition", realizzata quest'anno dalla famigerata casa motociclistica, grazie ai consigli 2.0 degli appassionati della pagina facebook ufficiale.
Ha bandiera italiana, è in livrea nera opaca, una sella ergonomica e ammortizzatori ribassati.

Pino Cincotta, lo stilista-designer del “prototipo” della moto Breganze SF750, intervistato da Excite qualche mese fa, ha provato la Harley Davidson Iron 883 "Special Edition" in esclusiva per noi, dispensando opinioni, commenti tecnici e tenuta sulla strada.

Ecco la recensione di Cincotta, dopo la sua prova su strada:

Harley Davidson Iron 883: la moto 2.0, nata su Facebook

Esistono motociclette ed esistono le Harley Davidson.
Già, le Harley fanno mondo, stile e filosofia a sè e lo si capisce fin dal primo impulso elettrico dato all’accensione per far andare il motore in moto.
Salire su un’Harley è come salire su una macchina del tempo e tornare indietro a quando le motociclette erano di metallo solido, senza tante raffinatezze tecniche e diavolerie elettroniche, a quando si andava in moto per sentire il vento in faccia e godersi la strada senza patemi, senza pensare alla velocità di percorrenza in curva o al traction control.

L’ultima nata della casa di Milwakee riprende in pieno la filosofia dei bei tempi andati e ripropone all’appassionato quegli stilemi ormai diventati un classico della storia del motociclismo di tutti i tempi. L’883 Iron è essenziale, nella sua livrea monocromatica ma ricercata allo stesso tempo e lo si evince dai particolari importanti, cablaggi ben nascosti ed ordinati, verniciatura impeccabile, assemblaggi di prim’ordine nonostante il “prezzo d’attacco” (intorno ai 9.000 euro, chiavi in mano con il pieno di benzina e 12 mesi iscrizione ad H.O.G, 9.800 euro nella versione limited super accessoriata proposta per il mercato italiano) che rende uno dei marchi più prestigiosi al mondo finalmente alla portata di molti.

La Breganze SF750: il designer Pino Cincotta racconta la sua moto ad Excite

Guardandola da ferma la Iron è letteralmente ipnotica, particolarmente affascinante la livrea della moto in prova, la cui alternativa è silver.
Il total black usato magistralmente, a polvere ed opaco, rende ulteriormente essenziale ed armonica la linea della moto che resta snella e filante in ogni sua parte grazie al ricorso di parafanghi meno avvolgenti rispetto a quelli del classico modello Sporster, alla sella monoposto ben raccordata alla linea del serbatoio ed al manubrio dall’impostazione più raccolta e bassa.
Corta, bassa e cattiva, la Iron sfoggia un look da “bobber” old school, accresciuto dal pneumatico posteriore da 150 che arricchisce e riempie la scena unitamente ai cerchi multi razze in alluminio spazzolato e nero.

Una volta in sella, il borbottio basso del V americano si fa sentire al minimo cenno sul pulsante dell’accensione e subito non si può fare a meno di notare la leggerezza regalata dalla frizione che richiede uno sforzo in azionamento davvero minimo. Ingranata la marcia, i 260 kg spariscono di colpo e ci si ritrova a trotterellare col sorriso stampato sul volto su una moto svelta e gustosa. L’iniezione elettronica sequenziale ESPFI (Electronic Sequential Port Fuel Injection) permette un’erogazione estremamente fluida dei 70 Nm di coppia massima disponibili a 3.750 giri/min che vengono erogati sempre progressivamente senza mai strappare. Il comportamento dinamico non tradisce le aspettative, il feeling di guida è davvero alto e rende particolarmente agile e maneggevole l’Iron che, merito del manubrio drag bar più adatto ad uno stile di guida europeo e di seduta e baricentro davvero bassi, si ritrova ad essere una moto adatta anche ad un pubblico femminile.

In città, non si può non apprezzare la capacità della moto di districarsi bene nel traffico cittadino (inutile dire che gli sguardi dei curiosi non si fanno attendere…) e delle sospensioni di assorbire abbastanza sia il pavè che le imprecisioni dell’asfalto.

Una volta attraversata la periferia ci si rende subito conto che questa nuova Harley non disdegna una puntatina nemmeno tra le curve fuori porta dove l’elasticità del bicilindrico dà il meglio di sé.
Apprezzabile la precisione del cambio a cinque marce (la sesta è inutile), unità migliorata parecchio nel corso degli anni, ma non si può dare lo stesso giudizio alle unità frenanti davvero sottotono se non fosse per il freno motore che corre ai ripari all’occorrenza. La nuova Harley dona una guida “rotonda” ed appagante, vibra meno che in passato grazie ai supporti elastici del motore, gli ammortizzatori assorbono maggiormente le asperità della strada e le forcelle fanno meglio il loro dovere. Solo forse un po’ ridotta la luce a terra delle pedane che tendono a sfregare sull’asfalto se la guida si fa più “allegra” e gli angoli di piega si riducono un po’ troppo.

Uniche vere pecche quindi la frenata non certo da sportiva di razza, che non può essere migliorata dall’ABS nemmeno su richiesta, e l’autonomia ridotta del serbatoio “peanut” che non permette lunghe tratte no stop. Ma come rinunciare ad uno dei must più famosi al mondo?
L’Iron infine, è una moto che mette d’accordo tutti per stile, maneggevolezza, elasticità d’esercizio. Non è una brucia semafori, né tanto meno un mostro da chilometro lanciato ma chi la sceglie non cerca di certo tutto ciò. E’ un’ Harley, e questo già di per sé fa la differenza
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