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Pirelli a ChemChina, firmato l'accordo: nuovi investitori cinesi, sede e centro ricerca in Italia

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Cuore in Italia, mente e soprattutto polmone finanziario all'estero per la Pirelli che grazie ad un'intesa raggiunta dai vertici attuali del gruppo coi nuovi investitori cinesi vedrà concretizzarsi l'atteso riassetto industriale già a partire dalla prossima estate.

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Protagonista dell'operazione, il colosso della chimica orientale ChemChina, al quale andrà la maggioranza dell'azienda di pneumatici italiana tramite la società controllata Cnrc senza comunque stravolgere la precedente fisionomia della Pirelli, ancorata all'Italia almeno per sede e centro ricerca.

“Visione strategica e business” le stelle comete dell'accordo, salutato con entusiasmo dal massimo dirigente del gruppo in carica Marco Tronchetti Provera in quanto fondato sulla garanzia più alta di sviluppo e stabilità” di una delle realtà storiche d'eccellenza dell'industria tricolore.

Il titolo dell'azienda verrà ritirato dalla Borsa in virtù di una ristrutturazione dell'assetto con Opa volontaria di ChemChina attraverso Bidco: l'offerta da 15 euro per azione di risparmio mira a chiudere la partita a Piazza Affari in tempi ridotti a condizioni di favore, ma il ritorno sui mercati dopo il “delisting” è stato programmato entro un arco di quattro anni.

(La Pirelli cambia assetto e apre ai cinesi, svolta con garanzia di italianità del gruppo)

Sullo sfondo, il ruolo determinante del gigante della finanza a stelle e strisce Jp Morgan, in qualità di garante delle transazioni da quasi 2 miliardi necessarie a tradurre in atti concreti il restyling proprietario del colosso delle ruote per automobili (e camion, per via della prossima fusione con Aeolus) seguente all'ingresso degli investitori dalla Cina.

La partnership di lungo respiro promossa dai vertici di Pirelli con Pechino non intaccherà il dna italiano della società, protetto espressamente da un vincolo contrattuale per “la proprietà intellettuale” che non potrà in futuro essere trasferita a terzi in mancanza di un consenso del 90% dei possessori di quote del capitale.

Ben 8 consiglieri sui sedici totali, stando alla lettera dell'accordo appena siglato dai soggetti interessati al riassetto del gruppo, saranno in futuro di nomina cinese, mentre l'altra metà resterà appannaggio dei soci russi ed italiani.

Pubblicato da Marco Franco - Profilo Google+ - Leggi più articoli di Marco Franco

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