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Si gratta un orecchio alla guida, multato dai vigili: automobilista vince causa, avrà risarcimento

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Vittoria in tribunale per un cittadino di Bari, multato dai vigili urbani in virtù di una presunta violazione del codice della strada, compiuta il 3 marzo scorso per via di un improvviso prurito all’orecchio con conseguente “grattatina” sanzionata nel verbale dai severissimi agenti della Polizia Municipale.

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Oltre all’annullamento della contravvenzione, l’automobilista ha ottenuto un risarcimento di mille euro per la “molestia subita” con lo stop e la contestazione di una irregolarità “sostanzialmente e giuridicamente inesistente”, oltre al rimborso delle spese legali di 337 euro sostenute nella difesa di fronte al giudice di pace.

I soldi della causa dovranno essere versati dal Comune al diretto interessato, il quale subito dopo la notizia della decisione favorevole dell’autorità giudiziaria ha reso nota la volontà di devolvere la somma in questione al “alcune associazioni di beneficienza.

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L’avvocato Marco Tiberino, difensore del trentacinquenne barese raggiunto 5 mesi fa dalla contestatissima multa per guida pericolosa determinata dall’uso non corretto della mano sinistra (staccata temporaneamente dal volante per grattare l’orecchio infastidito da un crescente prurito), ha sottolineato l’importanza della pronuncia “finalmente ai danni di un pubblico ufficiale per quello che a suo avviso rappresenta un vero e proprio abuso di potere.

Nessuna “privazione della libertà di movimento”, si legge nella sentenza del giudice di Bari Giuseppe Salerno, può essere ravvisata nel momento in cui il conducente dell’automobile sposta una delle due mani per toccarsi l’orecchio, considerato che tale comportamento “non compromette le manovre necessarie per la guida.

Un boomerang per i vigili protagonisti dell’episodio, questo eccesso di zelo usato nel sanzionare il cittadino sorpreso all’atto di grattarsi durante la conduzione del veicolo: i veri problemi, sembra di capire tra le righe della pronuncia dell’autorità giudiziaria barese, derivano dall’uso di cellulari e dispositivi tecnologici di vari tipo o da condotte palesemente incivili, in grado di mettere a repentaglio la sicurezza altrui.

Pubblicato da Marco Franco - Profilo Google+ - Leggi più articoli di Marco Franco

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